Succede

Questa mattina in metropolitana mi dicevo di non preoccuparmi. In fin dei conti il  nuovo capriccio di scrivere un blog non era certo durato meno di quello del taglio e cucito… giusto il tempo di imbastire la gamba di un paio di pantaloni. Proprio quelli che indosso ora, abilmente risvoltati.
Non sapevo ancora che avrei avuto voglia di scrivere che mi sono innamorata di una canzone degli Smiths, che sono contenta che Birdman abbia vinto l’Oscar, perchè per me è stato un tripudio sensoriale quel film, che  sono riuscita a eliminare i lievitati per ben 7 ore e che ho un libro a cui tengo molto: “Il sentiero dei maialini gaudenti”. Me l’hanno dedicato e ora immagino le vostre risatine.

La canzone

Il libro

Il film

I lievitati

 Various_grains

Una Westvleteren. Grazie!

Ho perso il tappo di una Westvleteren.

Scritto così vuol dire davvero poco, ma è come aver perso la custodia di un Rolex e ora provo a spiegarmi meglio.

Sono tornata da Bruxelles da pochi giorni e tra i vicoletti del centro intorno alla Grand Place c’è un pub che si chiama Au bon vieux temp, che è uno di quelli segnalati come imperdibili da tutte le guide da viaggiatori 2.0.

E’ un piccolo locale, caldo e autentico. Quindi se passate da lì non abbiate timore di infilarvi in una trappola da turisti, perchè in ogni caso sarete voi ad uscirne un po’ più belgi e un po’ meno turisti.

Ci lavorano donne che sembrano uscite da un film di Almodovar e credo che non lo sappiano, e forse vi starete grattando la zucca per cercare di capire cosa ci sia di belga in un film di Almodovar.  Non lo so neanche io, ma immaginate la costellazione femminile di Tutto su mia madre dietro il banco di un piccolo pub di Bruxelles, aggiungete un uomo silenzioso che lava bicchieri, e pensatevi seduti al banco ad osservare tutto questo con una Westvleteren tra le mani.

La Westvleteren è una birra trappista, di quelle che fanno i monaci, dal sapore così ricco che sembra un abbraccio. Sa un po’ di uva passa, di biscotto, di Marsala o Vin santo, vaniglia e ha una leggerissima nota amara che la rende perfettamente bilanciata. Ha il colore del caramello e una bottiglia sobria senza etichetta.
Una sintesi perfetta di ciò che ho capito del Belgio nei pochi giorni che ho passato lì.

P.S. la producono qui: http://sintsixtus.be/

Vorrei sedermi su una sedia

Vorrei sedermi su una sedia a fumare una sigaretta. Una sedia su un ballatoio di una casa di ringhiera al piano terzo di cinque. E mentre dalla bocca faccio uscire ciambelle di fumo, vorrei guardare fiera i panni stesi ad asciugare sui corrimano. Vorrei salutare la vicina di casa peruviana e dirle che sta per iniziare a piovere. Poi vorrei pensare a quanto è buono l’odore del bucato. L’odore del bucato è ancora più buono quando i panni stesi sono bianchi.

28 maggio 2014

Vorrei chiacchierare con mio nonno. Dopo averlo riportato qui. Vorrei parlargli anche di questa cosa dei panni stesi e raccontargli che mi capita di scrivere per lavoro e che spesso sono felice. Vorrei anche dirgli che altre volte mi capita di essere triste, ma che a Capodanno vado a Bruxelles. E che le sottilette non le riesco più a mangiare, perchè penso a quando le metteva sull’hamburger e mi sentivo la bambina più felice del mondo, ma nei sapori ci sono i ricordi e a volte i ricordi ti sbattono in faccia quanto è ineluttabile l’assenza.

11 dicembre 2014

Eternit

Da piccina quando sentivo Eternit immaginavo: campi di sterminio, nebbia, alberi secchi senza foglie.
L’amianto era il pretesto per le occupazioni a scuola.
Dire “c’è l’amianto” suonava come un anatema.
Da che mi ricordi l’Eternit è sempre stata colpevole di omicidio.

Ma prescrizione è fatta.

 

 

 

Cineforum e algoritmi.

Ieri a un certo punto mi sono girata e ho visto spettatori assorti e bellissimi. Bianchi di capelli, biondi di capelli, con il naso piccolo, con il naso grande, con gli occhiali e senza occhiali. Io avevo le lenti a contatto e qualcun altro deve avere avuto lenti a contatto invece che occhiali. Ci scommetto.

Ero allo Spazio Oberdan, al cineforum. C’era Lo straniero che venne dal mare che è un film tratto da Amy Foster, una novella di Conrad. Sapete che Conrad era polacco e che digitando su Google “Conrad” il primo risultato è un negozio online di prodotti tecnologici e cotillon?

Oggi l’algoritmo di Google non tiene conto dei miei sentimenti.