Una locanda di confine

Domenica scorsa sono stata a Suisio.

A Suisio ci sono: un edificio coperto da un murale, un oratorio, una chiesa settecentesca e la locanda del monaco felice, un pub che per qualche ora mi è sembrato un rifugio di confine. Un posto per storie che vanno e storie che vengono e che si incontrano per scaldarsi e per riempirsi lo stomaco.
Servono birre artigianali e cibo che sa così di buono da far chiudere tutti i conti in sospeso, gli affanni e le tristezze almeno per un po’.
E insomma come scriveva Pavese “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via”. Vero, soprattutto se mentre te ne allontani trovi un rifugio dove dissetarti.

Io ho bevuto la Sun Flower del Birrificio Valcavallina, una golden ale che sa di agrumi e frutta tropicale, profumata e fresca, da bere e da bere ancora, almeno 3 volte. Effettivamente una birra perfetta per l’estate, ma giusta anche in inverno quando gli sbalzi termici fanno bruciare la gola.

Sun Flower Golden Ale

Questa è la Sun Flower. Io che di solito tendo a bere birre più corpose e complesse l’ho amata. Se siete tendenzialmente attirati dalle birre fresche e leggere oppure volete dissetarvi con qualcosa di buono sceglietela! Il Birrificio Valcavallina è una ricchezza del nostro territorio, come tutti i microbirrifici a dire il vero. Foto dal blog http://unabirralgiorno.blogspot.it/2013/06/valcavallina-sunflower.html

Locanda del monaco felice, cantina

La locanda del monaco felice ha una cantina che merita una visita.

Le frittelle della nonna

Viveva chiuso in casa perché doveva dei soldi a qualcuno.
Stava con la nonna che preparava frittelle con uvetta per chiunque li andasse a trovare, qualsiasi fosse la ragione. Gli ospiti dell’uno erano ospiti dell’altra. Forse quella piccola donna profumata di zucchero pensava che avrebbe preso per la gola anche i creditori di suo nipote proprio con le frittelle, ovviamente avvelenate quanto basta.

Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale, ma le frittelle erano buone.

The Kernel Export Stout London 1890

La Kernel Export Stout London 1890 è una meraviglia color ebano, un concentrato di gusto avvolgente e oserei dire sensuale. Sì perché questa stout è un piacere per gli occhi, con il suo colore e la morbida schiuma e una vera libidine al palato. All’olfatto poi è una carezza, di quelle che fanno venire voglia di godersi la vita.

Pensate a un caffè preparato alla turca, amaro, denso e dalla consistenza tattile, poi lasciate spazio al cioccolato fondente appena vanigliato.
Ora immaginate la frutta autunnale, l’aroma del cuoio e infine il calore di un distillato, un buon rum per esempio.
Riuscite a percepire la sinestesia sensoriale del primo sorso? E la percezione di avere tra le mani una delle birre più goduriose?
La abbinerei a nocciole, al cioccolato fondente, a dessert cremosi al cacao amaro e marmellata di frutti di bosco… Ma anche alla carne arrostita a pensarci bene. (Ecco cosa succede a scrivere di queste bontà prima dell’ora di cena)

Io l’ho assaggiata per la prima volta al Bere Buona Birra in Via Adige a Milano. Per me è stata il benvenuto nel mondo delle birre artigianali, il mio primo grande amore. Se la trovate in giro godetevela e pensatemi!

Birra artigianale Kernel Export Stout Bere Buona Birra Milano Craftbeer

 

Ferrovia Vigezzina. Sì, viaggiare…

Lo zaino, un libro, il quotidiano con le notizie del giorno, acqua, una mezza bottiglia di Roero Arneis, focaccia in abbondanza e il compagno di viaggio migliore, con baffi, muscoli e una mano calda da stringere.

h 11:25 si parte!

Da Domodossola a Locarno, due ore abbondanti tra scorci panoramici e vette che si fanno notare anche tra le nuvole, timidi raggi di sole e timidi fiocchi di neve.

Sabato scorso sono salita sul treno panoramico della Ferrovia Vigezzina, dopo due giorni tra i borghi e i paesaggi della Val d’Ossola. L’emozione di sentirsi quasi come sull’Orient Express a un paio d’ore da Milano. E sì è vero che ciò che importa, a volte, non è la partenza, non è l’arrivo ma è proprio il viaggio!

Ferrovia vigezzina Val Vigezzo

L’interno del treno panoramico della Ferrovia Vigezzina

Vigezzina Val Vigezzo

Uno scorcio dal treno

Posso solo immaginare ciò che avrei visto se ci fosse stato appena un po’ più di sole o con la neve, per questo vi consiglio di scegliere la giornata giusta con un occhio al meteo.

 

Bella e perduta al cinema

Mi piace andare al cinema da sola. Scelgo il film e scelgo la sala, la cosa più importante. E così, qualche giorno fa, sono arrivata trafelata al cinema Palestrina, ho preso alla macchinetta mezzo litro di naturale e mi sono seduta, pronta a godermi lo spettacolo. A dire il vero poi il posto l’ho cambiato altre due volte, ho scelto la penultima fila, posto centrale.
Ho visto un film meraviglioso, “Bella e perduta”, la storia dell’angelo di Carditello, Tommaso Cestrone. Un eroe vero che per anni ha custodito la Reggia di Carditello con coraggio e buon cuore dalle offese dell’incuria. Il regista è Pietro Marcello che ha diretto anche La tana del Lupo, un poeta del raccontare l’umano più umano, in atmosfere oniriche e commoventi.

A proposito, se amate anche voi andare al cinema da soli, vi consiglio le mie sale preferite a Milano: il Centrale, l’Anteo, in particolare la sala 50, l’Eliseo (nel primo pomeriggio) e, ovviamente, l’Oberdan.

Bella e Perduta Cinema Palestrina Tommaso Marcello

Alla grande, a domani

Quando il vino mi sembra il migliore
Quando il ragù è quello di Elena
Quando lo Smilzo non trattiene la boutade
Quando li inviterei tutti a casa mia per ricambiare
Quando il pane è dorato e fragrante
Quando i pomodori no, non sono di stagione
Quando il tepore mi abbraccia
Quando gli occhi diventano languidi e la risata prorompente e allora lo guardo e gli mando un bacino
Quando il puré è una carezza
Quando il pollo è ruspante
Quando il conto è intorno ai 30 euro in due
Quando in bagno incontro Einstein
Quando scelgo l’anafora per raccontarvelo e salto il ritornello anche se, a pensarci, vorrei scriverci una canzone
Quando aspetto che si installi Windows 10 per scrivervela questa canzone
Mi dico che sì sto alla grande e tutto andrà bene se c’è un ancora un posto così a Milano.

L’Osteria Alla Grande è in via delle Forze Armate 405, nel cuore di Baggio. A pranzo il menù completo costa 12 euro con piatti genuini e saporiti, a cena si mangiano à la carte piatti tipici milanesi. Sia a pranzo che a cena farete la scarpetta.
Se ci passate dite che vi mando io, Francesca. E poi raccontatemi cosa vi risponderà lo Smilzo!

Osteria tipica milanese.

L’Osteria Alla Grande. Un assaggio.

 

 

Le Langhe. Il vino.

Il vino per me è un’esperienza: contemplativa e platonica da una parte, carnale e terrena dall’altra. Deve essere per questo che una delle mie più solide convinzioni è che sia più buono se bevuto nei classici bicchieri da trattoria, quelli con il vetro pesante e senza gambo… Considerazione ingenua forse, ma che non mi premuro di tenere per me. Mi piace esternarla ai quattro venti.
Avrei voluto parlarne con un enologo esperto o un sommelier, lì nelle Langhe dove sono stata questo weekend, ma nell’estasi di profumi, colori e sapori di quella terra, me ne sono completamente scordata.
Se capitate tra quelle colline mozzafiato, fate un salto all’Enoteca Regionale del Barolo e degustate i vini a disposizione. Anche se siete dei profani da osteria come me, non perdetevi il godimento di osservare tutte le sfumature del rosso e del marrone dentro i vostri bicchieri. Cercate le punte di blu e soffermatevi sulla velocità con cui scende la lacrima. Fatelo anche se pensate di non capirci nulla, perché senza accorgervene farete un pieno dell’essenza più pura di quella terra.
Il vino emana lo spirito, il respiro di un luogo. Il bicchiere è una sorta di prisma triangolare, in cui il carattere di un territorio si rifrange in tutte le sue forze vitali.
Il benvenuto nelle Langhe me l’ha dato un lauto pranzo all’Agriturismo Brusalino e un vino Nebbiolo di Massimo Rivetti che ha accompagnato con eleganza ravioli del plin, antipasti di carne e verdure, una frittata a base di farina di ceci e del maiale con patate.
Di ritorno dalle mie parti ho pensato che forse sono più da Nebbiolo che da Barolo, ma ora non ne sono più così sicura. Credo di aver bisogno di tornare nelle Langhe per assicurarmene. O per cambiare idea…

Enoteca

Enoteca Regionale del Barolo. Entrateci per degustare vini Barolo dal 2009 al 2011 e per acquistare bottiglie, cioccolatini al Barolo chinato, ma soprattutto per passare del tempo in totale tranquillità, sorso dopo sorso.

Due vini Barolo degustati ad Alba

Due vini Barolo degustati ad Alba

Enogastronomia

Agriturismo Brusalino. Oltre a pranzi e cene, rigorosamente con prodotti di loro produzione o strettamente locali, a disposizione ci sono delle stanze con una vista mozzafiato. Si trova a Mango, uno dei primi comuni della provincia di Cuneo.

Quando si invecchia si torna bambini

Pietro, capelli bianchi, 85 anni circa, pensionato milanese in sedia a rotelle e una pistola puntata verso di me.
Maria, capelli neri, 40 anni circa, badante peruviana in infradito blu e una montagna di panni da stirare.
Io.

Dovete immaginare un bilocale con l’ingresso direttamente nel soggiorno con angolo cottura. Alla mia sinistra lui con la sedia a rotelle parallela al tavolo, alla mia destra lei in piedi davanti all’asse da stiro tenuto parallelo al piano cucina, io in mezzo. Loro con un bel sorriso: a 32 denti lei, a una decina di denti lui. La mia espressione non la ricordo. Penso di aver fatto una O con la bocca o forse mi sono morsa le labbra. Era la prima volta che mi trovavo una pistola puntata addosso.
(Maria non sembra fondamentale nello svolgersi dei fatti, forse è vero e avrei potuto non citarla, ma voi pensatela silenziosa, sorridente, immobile. Sì proprio come in un film horror.)

Avevo già suonato alla porta di Pietro 4 o 5 volte. Chiacchieravamo di tutto, chiacchieravamo del mondo. Il mondo oltre via Feltre, oltre via Rombon, oltre il Lambro che in via Folli puzza da star male. Niente localismi, niente mal di pancia, niente “piove governo ladro”. E dopo le chiacchiere mi regalava un pacchetto di KIM al mentolo e me ne andavo.

Di solito mi accoglieva in modo più convenzionale ma, come si sa, quando si invecchia si torna bambini e la voglia di giocare cresce in modo esponenziale e se il gioco del momento, nuovo di pacca, è una scacciacani come fai a resistere?  La vuoi far vedere a tutti nel modo più spettacolare possibile.

Quando si invecchia si torna bambini

Quando si invecchia si torna bambini

Anche quel giorno sono tornata a casa con un pacchetto di KIM al mentolo, 20 sigaretta meno una, fumata con lui. L’unica KIM al mentolo che abbia mai fumato nella mia vita perché, a dire il vero, mi hanno sempre fatto schifo solo ad odorarle.

Milano. Una traversa di via Padova quasi all’altezza di Loreto. Caldo.

Mi trovavo al terzo piano di una delle più miserevoli case di ringhiera mai viste, quando una serie di rumori sordi e ritmati hanno attirato il mio sguardo verso il ballatoio di fronte. Al primo piano, un tizio grosso, capelli legati, magrebino senza dubbio, stava passando in rassegna le porte una dopo l’altra bussando con tutta la forza che aveva in corpo.
Ho abbassato lo sguardo al cortile. C’era un altro uomo, gambe leggermente divaricate e mani sui fianchi, aria da poliziotto in borghese, italiano senza dubbio. Mi teneva gli occhi puntati addosso.
Sono scesa correndo per capire chi fossero quei due, con l’ingenuità e il coraggio di chi ha 20 anni e qualcosa, colpi di sole e Miss Sixty elasticizzati.
L’italiano non era un poliziotto ma il proprietario di quei muri fatiscenti. L’altro era il suo scagnozzo che doveva riscuotere gli affitti.
Io li ho guardati in faccia e con fermezza ho detto loro di dare una mano di pittura a quei cazzo di muri. E me ne sono andata.

 

L’uomo seme e io

L’uomo seme è un tuffo nella forza archetipica del racconto orale, che nasce intorno al focolare domestico o al lavatoio per i panni e soffia la sua forza per anni e decenni e generazioni.
Così la voce di Violette l’ho sentita riverberare su ogni cosa, ho sentito la voce di ogni donna farsi coro.
Forse avrei dovuto leggerlo ad alta voce, parola per parola o farmelo cantare.

Mai mi sono chiesta durante la lettura se fosse un artificio retorico il ritrovamento del manoscritto, come mai mi sono chiesta da bambina se gli aneddoti che mia nonna mi raccontava fossero del tutto veritieri o fossero invece manipolati dal ricordo e da bisogni esistenziali e vitali.
Mi bastava il suono carezzevole della sua voce che desiderava che io ricordassi.

Uomo_Seme

L’uomo seme di Violette AIlhaud è un libro edito da Playground. Io l’ho comprato al BookPride, la fiera dell’editoria indipendente di Milano. E ne sono felice